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EQUIPAGGIAMENTI
NR.4e
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STORIA E EVOLUZIONE DEI MODELLI DI VESTI
ANTISCHEGGE/ANTI-PROIETTILE
UTILIZZATI DALLE FORZE ARMATE
DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
1940-2007
(QUINTA PARTE)
di
FILIPPO ADANI
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DALLA METÀ DEGLI ANNI '70 A OGGI
BODY ARMOR FRAGMENTATION PROTECTIVE VEST GROUND TROOPS
(peso 3,9 kg)
È la profonda evoluzione del modello M 69 di cui ricorda il disegno ma da cui differisce per numerose e sostanziali modifiche.
Qualche anno dopo la fine della Guerra del Vietnam è diventato il modello standard utilizzato da tutte le Forze Armate Americane, compreso il Corpo dei Marines.
La copertura esterna è in nylon impermeabile colorato con lo schema di mimetismo woodland (macchie di colore nero verde marrone khaki) utilizzato come tessuto per le uniformi da tutte le Forze Armate Americane dalla fine degli anni '70 a oggi.
Presenta un colletto imbottito a difesa del collo, la protezione per la parte superiore delle spalle snodabile rispetto al resto della veste per permettere una migliore portabilità della stessa, due tasche con aletta di chiusura con velcro, un sistema di chiusura centrale con velcro e non più la grossa cerniera.
I lacci per la regolazione della larghezza della veste vengono sostituiti da fasce elastiche e la zona che precedentemente risultava essere scoperta è in questo modello maggiormente protetta dalla sovrapposizione dei lembi della parte frontale su quelli della parte posteriore.
Il materiale contenuto all'interno della veste è costituito da pannelli in fibra di kevlar finemente intrecciata, ma rimane bassa la capacità di protezione da proiettili, tanto che anche questo modello viene classificato come protezione anti schegge.
Dato che l'Esercito Americano si è trovato nella necessità di operare anche in zone desertiche, per meglio mimetizzare il soldato nell'ambiente circostante sono state sviluppate anche due differenti tipi di coperture in tela da applicare alla veste, una con il mimetismo cosiddetto "desert rock" e l'altro con il più recente "three tones desert" che meglio si adatta all'aspetto del teatro operativo medio orientale.
L'uso di questa veste continua tuttora anche in Iraq dove molte foto ritraggono soldati che vestono l'uniforme mimetica ma indossano la veste, in certi casi senza la copertura mimetica adatta al deserto.
Con grande sforzo logistico l'Esercito Americano ha cercato di fornire a tutti i soldati che si trovano in Iraq la nuova veste che ha ottime capacità anti proiettile, confinando l'uso di questo modello solo a compiti all'interno delle basi o comunque lontano dalle zone operative.
Protezione regolabile per la spalla e etichetta interna
e manuale per l'uso contenuto nella tasca interna.
Vista laterale della veste, in evidenza la protezione
snodabile e regolabile per la spalla.
O.T.V.
OUTER TACTICAL VEST - INTERCEPTOR SYSTEM
Vista frontale con protezione per l'addome applicata e vista
posteriore, notare la robusta maniglia e la copertura della
tasca per la piastra di ceramica supplementare.
È il modello più recente di veste in uso presso le Forze Armate Americane, il primo che ufficialmente accetta la denominazione di veste anti schegge e anti proiettile.
È un sistema modulare, costituito da differenti parti che possono essere combinate insieme per raggiungere il grado di protezione richiesto dalle esigenze operative.
Afghanistan 2005, pattuglia 82° Divisione Aerotrasportata.
Il modulo base è costituito da una veste in kevlar divisa in due parti, fronte e retro, unite tra loro con fettucce di velcro all'altezza delle spalle.
Queste due parti sono contenute in un involucro in tessuto mimetico impermeabilizzato.
La copertura si chiude tramite velcro e automatici con la sovrapposizione del lembo sinistro su quello destro.
All'interno del lembo di chiusura destro è presente una tasca di grosse dimensioni che permette l'introduzione di una piastra antiproiettile in materiale ceramico (disponibile in 3 taglie) rivestita di materiale imbottito.
Nella parte posteriore della copertura troviamo una robusta maniglia in tela per poter meglio trascinare il soldato ferito che si trovi impossibilitato a muoversi, al di sotto di questa maniglia c'è una tasca per l'inserimento di un'altra piastra antiproiettile in materiale ceramico.
La copertura presenta 6 nastri di tela su ogni lembo frontale per permettere di agganciare e trasportare le componenti del nuovo sistema di equipaggiamento individuale MOLLE.
Il grado di protezione della veste viene completato da ulteriori accessori, una protezione per il collo e la gola, una per il basso ventre, due protezioni per la parte alta delle braccia e le spalle.
Sono disponibili inoltre coperture con il mimetismo "three colors desert" e il nuovo sistema di colori mimetici ACU, con cui si stanno rimpiazzando le vecchie uniformi.
È un modello che può essere adattato alle più differenti esigenze operative, variando gli elementi che lo compongono, il peso e il grado finale di protezione.
La veste in kevlar offre una protezione di Livello IIIA (secondo gli standard di controllo americani) antiproiettile contro la maggior parte dei calibri da Pistola.
Usando la veste con la piastra in materiale ceramico il grado di protezione viene elevato a Livello IV, cioè il sistema resiste anche all'impatto multiplo di proiettili da Fucile Automatico nei calibri più comuni (5,56 mm, 7,62x51, 7,62x45 e 5,54 mm).
Iraq 2005, pattuglia della 25° Divisione di Fanteria
Iraq 2005, veste O.I.T.V e nuova uniforme mimetismo A.C.U.
Vista fronte e retro di una piastra in materiale ceramico.
Il peso del sistema varia dai 3,5 kg. senza piastre ai 7,5 con entrambe le piastre indossate.
Dato che malgrado i grandi passi avanti compiuti dalla scienza e dalla tecnica non è ancora stato creato il modello perfetto, in base a quanto emerso dalle esperienze delle unità combattenti in Iraq e in Afghanistan sono state avanzate alcune critiche relative all'efficacia di questa veste.
Il peso rappresenta sempre un handicap, in Iraq molti soldati rinunciano all'utilizzo delle piastre perchè il peso della veste unito al peso dell'equipaggiamento diminuisce la velocità di spostamento a piedi e aumenta la fatica del soldato impegnato nel combattimento riducendone il rendimento anche a causa delle difficili condizioni climatiche (caldo torrido e forte umidità).
Chiaramente non indossando le piastre aumenta il numero dei soldati feriti dato che i proiettili sparati dalle armi a canna lunga possono penetrare la veste.
Da qui le polemiche, ma come è stato anche intelligentemente sottolineato da Ufficiali e Sottufficiali impegnati in azione, trovare il giusto compromesso tra mobilità e protezione del soldato significa comunque dover privilegiare un aspetto rispetto all'altro.
È possibile produrre sistemi protettivi individuali estremamente efficaci, ma si limiterebbe enormemente la mobilità del soldato (che deve trasportare anche l'arma individuale, le relative munizioni e altro equipaggiamento).
D'altro canto limitare la sicurezza comporta l'aumento dei rischi per l'incolumità del soldato aumentandone però la capacità di combattimento.
Soldato della 25^ Divisione di Fanteria,
si nota la presenza della piastra di ceramica
nella tasca posteriore.
Dettaglio del collare amovibile e dell'attacco
per la protezione supplementare dell'avambraccio (D.A.P.S.),
non presente nella foto.
Iraq 2005, i soldati ritratti nella foto indossano,
oltre alla veste con piastre,
anche le protezioni per spalle (D.A.P.S.).
EVOLUZIONI FUTURE DEL SISTEMA DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
A fronte delle voci critiche e dei suggerimenti per migliorare l'efficacia offerta dal sistema di protezione individuale del soldato, vari centri di ricerca facenti capo al Dipartimento della Difesa e ditte private Americane hanno ulteriormente elaborato il concetto della veste OTV, arrivando alla definizione di quella che viene considerata attualmente come la migliore soluzione: l'Improved Outer Tactical Vest.
Come si può vedere dalle foto sottostanti, tra le prime ad essere state divulgate, sebbene non siano troppo chiare, la copertura mimetica è disponibile solo con i nuovi colori del mimetismo ACU, viene aumentato il numero di nastri in nylon presenti sui due lembi frontali per l'applicazione dei componenti dell'equipaggiamento individuale, vi sono dei pannelli di protezione laterali che possono essere posizionati a diverse altezze secondo le dimensioni del soldato, sotto la gola è presente un sistema di sgancio rapido per permettere al soldato di levarsi in brevissimo tempo la veste.
Nella seconda fotografia si vede come la tasca per la piastra in ceramica abbia dimensioni maggiori rispetto a quella presente sul precedente modello, anche la maniglia di soccorso è stata aumentata nelle dimensioni.
L'interno della veste è rivestito da una sottile rete per permettere una migliore traspirazione del sudore.
Vista parte posteriore della nuova veste
e parte anteriore con il sistema di sgancio rapido.
L'ultima foto mostra più in dettaglio la protezione per il collo e la gola integrate nella veste e non più separate e la diversa struttura dell'interno della veste, cosa che ne permette una migliore vestizione oltre ad offrire un più alto grado di protezione.
Ulteriori notevoli miglioramenti, non visibili nelle foto, sono rappresentati anche dal diverso sistema interno per la distribuzione del peso sulle spalle e la schiena del soldato e una nuova protezione per il basso ventre.
Le protezioni balistiche "soffici" contengono fino a 40 strati di kevlar e sono progettate per proteggere il torso contro schegge di proiettili di artiglieria, bombe a mano e altri tipi di ordigni esplosivi, oltre che contro proiettili a bassa velocità di pistole e pistole mitragliatrici.
La fibra di Kevlar è in grado di resistere a impatti con frammenti che viaggiano con velocità fino a 1.000 metri/secondo e a proiettili con velocità fino a 500 metri/secondo.
Dato che l'energia di un proiettile dipende da numerosi fattori quali la lunghezza della canna, il tipo di ogiva e il tipo di polvere da sparo utilizzate, le protezioni balistiche devono essere pensate tenendo presente tutte queste variabili.
Una sintesi delle differenti analisi sulle perdite di vite umane nelle guerre del 20° Secolo rivela che più dei 2/3 di tutte le ferite sono state causate da frammenti o schegge di granate.
Le vesti balistiche non rendono un soldato invulnerabile alle armi moderne, ma gli elmetti e le protezioni possono e devono essere indossate in ogni circostanza.
La protezione delle truppe in una società che d6agrave; grande valore alla vita dei suoi membri è una necessità e inoltre in termini di puro opportunismo militare ogni cosa che possa prevenire la perdita di soldati per la cui formazione si sono investiti tempo e denaro è oggigiorno un investimento positivo.
La grande disponibilità di differenti tipi di protezioni balistiche offre un metodo semplice per difendere la vita e ridurre la gravità delle ferite da combattimento.
FONTI E BIBLIOGRAFIA
S.Dunstand - Flak jackets, 20th century military body armour - Ospery publishing
S.Stanton - U.S. Army uniforms of the Vietnam war - Greenhill books publishing
FINE ARTICOLO
L'autore vi ringrazia se vorrete segnalare errori, anomalie o vogliate suggerire qualsiasi miglioria.
cuggi1712@gmail.com
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