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ONORI
NR.2
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IL BASTONE DI MARESCIALLO
di
LUCIO DOTTAMI
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Bastone di Maresciallo
dell'Impero Napoleonico
Il Bastone appartenuto
al Reichmarschall
Hermann Goering
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'adozione del bastone come insegna di autorità è assai remota ma è evidente che fin dalle origini, si può dire dell'umanità, le persone anziane usavano il bastone quale indispensabile loro appoggio e poichè ad esse, assai spesso, erano conferite cariche nell'ambito sociale e comunque era riconosciuto un adeguato rispetto, il bastone ne divenne per sè stesso il simbolo esteriore più rappresentativo.
Così i Re ebbero lo Scettro, che non è altro se non un bastone piuttosto accorciato e particolarmente ricco di ornamenti, e i Sacerdoti, a loro volta, adottarono altri tipi tra i quali è tradizionale il Bastone Pastorale dei Vescovi.
Anche l'istituzione del bastone di Comando è molto antica: se ne trovano sue tracce nei monumenti dell'antico Egitto e nell'organizzazione militare dei Greci e particolarmente dei Romani nell'Esercito di questi ultimi esso era assai diffuso giacchè lo avevano, tra l'altro tutti i Centurioni e consisteva in una specie di verga che serviva loro anche per percuotere i soldati recalcitranti.
Nel Medio Evo il bastone fu usato dai Cavalieri come arma offensiva e divenne la Mazza Ferrata, composta di un manico e di una testa tondeggiante, prima di pietra e poi di metallo.
Più tardi venne ripristinata la forma piuttosto allungata ma senza testa, ed infine un'ulteriore modifica con il ripristino all'estremità superiore del bastone di una testa sempre tondeggiante ma molto lavorata, al punto da essere spesso una vera e propria opera d'arte.
Il bastone però era ormai divenuto un'insegna di Comando limitata ad un numero sempre più ristretto di Comandanti di grado elevato.
Un classico esempio di bastone a forma allungata è quello che si vede portare da Erasmo da Narni detto il Gattamelata (1370-1443) nella statua equestre, opera di Donatello posta nella Piazza del Santo in Padova.
ERASMO DA NARNI
Mentre un modello di bastone con testa tondeggiante e lavorata ad arte è quella di cui era dotato Ascanio Maria Sforza (1455-1505) conservata nell'Armeria di Torino.
Ben presto il bastone divenne un simbolo di Comando riservato ai cosidetti Marescialli, la cui origine è senza dubbio Francese.
Fu infatti Filippo Augusto, Re di Francia, a istituire nel 1185 la carica, per non dire il grado militare di Maresciallo, cioè di un Generale in capo che doveva essere ricompensato per la sua bravura e il suo valore.
Il primo Maresciallo di Francia fu Alberico Clemente I°, Signore di Metz, il quale morì combattendo nel 1191 a San Giovanni d'Acri durante la Crociata.
L'attribuzione della distinzione di Maresciallo faceva prendere rango ai suoi titolari immediatamente dopo i Principi e conferì loro, a partire dall'Epoca di Enrico II°, la qualifica di "cugino" che il Re usava nella corrispondenza con gli stessi.
A tali Marescialli veniva consegnato il Bastone di Comando che poi diverrà Il Bastone di Maresciallo.
Fu Re Luigi XV° ad adottare un tipo pressochè regolamentare di Bastone di Maresciallo di cui si hanno chiari modelli in quelli dei Marescialli di Balincourt, di Richelieu, di Contades di Luckner e di Lautrec.
Essi hanno una lunghezza di 52 cm, un diametro uniforme di 4 cm, sono ricoperti di velluto blu e cosparsi di 36 fiori di giglio in oro, di cui metà rivolti verso destra e metà verso la sinistra del Bastone stesso.
Le due estremità del bastone sono guarnite da una ghiera in oro platinato: su una di esse è inciso il motto "TERROR BELLI. DECUS PACIS", mentre sull'altra il nome del titolare e la data della sua nomina.
Nel 1795 la Convenzione Nazionale di Francia abolì la carica di Maresciallo.
A ripristinarla fu Napoleone Bonaparte diventato Imperatore nel 1804, dandole un ulteriore prestigio e splendore.
Da tale anno, fino al 1814, Napoleone creò ventisei Marescialli dell'Impero.
I Bastoni di Maresciallo portavano, in sostituzione dei Gigli Borbonici, piccole aquile ricamate in oro (simbolo Napoleonico) ed erano foderati di velluto color pulce; la lunghezza ridotta a 50 cm.
Nella parte superiore ancora il motto: "TERROR BELLI. DECUS PACIS"; nella parte inferiore dopo il nome e cognome del Maresciallo la dicitura "(...) nommé par l'Empereur Napoleon Marechal de l'Empire, le 29 Floreal An XII" (19 Maggio 1804).
Ovviamente per i Marescialli nominati negli anni seguenti la data cambiava.
Nel particolare di questo dipinto, opera di Jacques-Louis David, si può avere un'idea delle dimensioni del Bastone di Maresciallo dell'Impero Napoleonico.
Sotto la Restaurazione tornarono i gigli ricamati in oro su un velluto color "blue de Roi", poi sotto il II° Impero (Napoleone III°) il velluto divenne color "blue de France" e riapparirono le aquile impresse in argento dorato.
Infine, dal 1830 al 1852, i Marescialli di Francia ricevettero un Bastone disseminato di stelle in vermiglio.
Soppresso nel 1870, il grado di Maresciallo venne ripristinato nel 1916: il relativo Bastone era nuovamente cosparso di stelle in oro.
Se il Bastone di Maresciallo ebbe la sua origine in Francia, come del resto il relativo grado, entrambi trovarono ben presto adozione in molti altri Eserciti.
Qui ci limiteremo ad accennare in sintesi a quello che avvenne in Italia e ancor più brevemente in Germania.
Nell'Esercito dell'antico Ducato di Savoia la carica di Maresciallo di Savoia fu resa permanente nel 1430 da Amedeo VII°, ma poi scomparve durante il periodo di Emanuele Filiberto.
La vediamo ripristinata durante il Regno di Vittorio Amedeo I° (1630-1637) ma non più con l'appellativo di "Savoia" bensì con la denominazione di Maresciallo di Campo, che era il Luogotenente Generale del re per la Fanteria.
Ancora soppressa venne poi ristabilita nel 1730: al Maresciallo allora spettava la direzione della Fanteria, della Milizia Provinciale e il Comando Generale solo nel caso di riunione di truppe.
Fino al 1798 i Marescialli in Piemonte furono solo due: con nomina in data 1 Settembre 1730 il Barone Otto di Rehbinder, mentre in data 13 Settembre 1778 Ottavio Giuseppe Cacherano Osasco, Conte della Rocca.
Con la Restaurazione, avvenuta nel 1814, fu stabilito che dopo il Capitano Generale, che era il Re stesso o un Principe Reale, nella gerarchia degli Ufficiali Generali, venisse appunto il Maresciallo: questi era la Prima Dignità dell'Armata, ma la Carica aveva un carattere Onorifico e non corrispondeva a funzioni specifiche.
Nel 1829 venne nominato Maresciallo il Generale Ignazio Thaon di Revel, Conte di Saint-Andrè e di Pralungo, che nel 1820 aveva avuto il Collare dell'Annunziata.
Morto questi, nel 1835 ebbe la nomina Vittorio Amedeo Salliet de la Tour, Marchese di Cordon, che fu l'ultimo Maresciallo dell'Esercito Piemontese, infatti, pur essendo mantenuto anche nell'ordinamento del 1841, il grado non venne più conferito e scomparve.
Per quanto concerne i regnanti e i Principi di Savoia, numerosissime sono le opere d'arte che li ritraggono con il Bastone di Comando.
Il Titolo e il grado di Maresciallo furono riadottati in Italia con R.D.L. del 4 Novembre 1925 e precisamente con la nuova denominazione di Maresciallo d'Italia: ne furono insigniti per primi i Generali Armando Diaz, Duca della Vittoria (a sinistra), e Luigi Cadorna (a destra).
Ad entrambi il Bastone fu consegnato, con una solenne cerimonia, nella città di Padova.
Successivamente con R.D.L. del 17 Giugno 1926 furono nominati Marescialli d'Esercito i Generali Vittorio Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, Guglielmo Pecori Girardi, Gaetano Giardino, Pietro Badoglio e Enrico Caviglia.
Al Titolo di Maresciallo d'Italia corrispondeva per la Marina Militare quello di Grande Ammiraglio che venne conferito all'Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Duca del Mare, quindi con R.D.L. del 29 Luglio 1933 venne anche istituito il grado di Maresciallo dell'Aria di cui venne insignito il 13 Agosto dello stesso anno il Generale Italo Balbo.
Al Principe Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, il Bastone di Maresciallo fu offerto dalla città di Torino, al Maresciallo Badoglio dalla città di Asti e al Maresciallo Balbo da quella di Ferrara.
Per la Campagna di Etiopia ebbero il grado di Maresciallo il Generale Emilio De Bono e il Generale Rodolfo Graziani.
Durante la Seconda Guerra Mondiale ebbero il grado di Marescialli il Generale Ugo Cavallero, Ettore Bastico e Giovanni Messe, ma non ci risulta che a essi, forse dato anche il particolare periodo, sia stato consegnato il tradizionale Bastone.
Passando brevemente alla Germania il grado era denominato Feldmarschall (cioè Maresciallo di Campo, come del resto in Inghilterra era detto Fieldmarshall) ed aveva avuto già notevole applicazione in Prussia sotto Federico II° il Grande (1712-1786).
Nell'Esercito poi della Germania di Guglielmo I° molti furono i Marescialli, di cui tipico rappresentante rimase fino al 1945 Augusto Von Mackensen, il vincitore della Battaglia di Tannenberg avvenuta nell'Agosto 1914.
Nell'Esercito del III° Reich molti furono, come del resto è ben noto, i Marescialli: tutti portavano il rispettivo Bastone in modo metodico e costante.
Tale Bastone era alquanto lavorato e ricco, pertanto durante la Seconda Guerra Mondiale veniva portato, in sua vece, un altro modello di forma allungata ma assai semplice.
Famoso il Bastone del Maresciallo della Luftwaffe, e secondo di Hitler, Hermann Goering che era tempestato di pietre preziose.
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