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ONORI
NR.3a


NAPOLEONE BONAPARTE
NELLE OPERE DI JACQUES-LOUIS DAVID

(PRIMA PARTE)
di
LUCIO DOTTAMI
con la consulenza del
Prof. ALDO BACCIONE
Docente di Storia dell'Arte


è Luigi XV° nè Luigi XVI° ebbero un così alto senso della propaganda personale come Napoleone Bonaparte, solo Luigi XIV°, detto il "Re Sole", aveva saputo avvolgere in un'aurea eroica ogni suo singolo gesto, servendosi allo scopo di un esercito di artisti e artigiani diretto dal fedele Ministro Colbert e dal pittore Charles Le Brun.
Tramontata la "grandeur" del Re Sole, la Corte aveva sì patrocinato diverse forme artistiche, ma non era più stata in grado d'imporre a tutti un "modus vivendi" ed una conseguente espressione artistica imperniati intorno alla figura del Sovrano.
Con l'avvento di Napoleone le cose cambiaronbo completamente.
Bonaparte disponeva innanzitutto di un sistema pubblicitario già perfezionato sotto la Rivoluzione Francese ed era in grado di adoperare uomini di prim'ordine per mettere in atto i suoi progetti.
Egli aveva un senso molto spiccato dell'utilità pratica dell'arte, concepita come strumento politico al suo personale servizio.
Le sue idee in materia erano per lo più improntate al buon senso, infatti, non mancò di trovare il tono giusto per ciò che correva il rischio di diventare volgare adulazione, e quindi pubblicità negativa, o banale adulazione.
Non sempre, ovviamente, gli artisti al suo servizio furono in grado di trascendere i singoli aneddoti delle gesta Napoleoniche ma nel caso di pittori come David, Appiani, Gericault, Gros, Girodet, Gerard, e Ingres (gli ultimi 4 tutti allievi di David) si realizzarono dipinti che rimangono assoluti capolavori e che sarebbero stati inconcepibili senza Napoleone e la società da lui creata.

Tra tutti gli artisti che abbiamo appena citato, Jacques-Louis David (1748-1825), è stato senz'altro, non solo il maggiore pittore Francese dell'epoca, ma anche il più entusiasta ritrattista di Napoleone.
In questa prima parte prendiamo in esame il ritratto equestre di Napoleone Primo Console che attraversa le Alpi col suo Esercito dando così inizio alla Seconda Campagna d'Italia.
Con tutta probabilità si tratta dell'opera in assoluto più conosciuta e iconograficamente sfruttata dove appare Bonaparte; forse però non sono in molti a sapere che David, nell'arco di pochi anni, eseguì cinque versioni dello stesso dipinto.




LE PREMIER CONSUL FRANCHISSANT LES ALPES
AU COL DU GRAND-SAINT-BERNARD


1800
259 X 221 cm
Museo Nazionale del Castello di Malmaison
(FRANCIA)


Quest'opera fu commissionata, attraverso l'ambasciatore Francese in Spagna Charles-Jean-Marie Alquier, dal Re di Spagna Carlo IV° per creare un ritratto del Primo Console di Francia (Napoleone) da installare nel salotto dei "Grandi Maestri" al Palazzo Reale di Madrid.
Il gesto fu compiuto dal Sovrano Spagnolo per salutare i cordiali rapporti di comprensione e di cooperazione politica e militare tra i due Stati.
Certamente la superba immagine pecca di retorica (le scritte in prima piano di Annibale e Carlo Magno accostate a quella di Napoleone, la posa melodrammatica del cavallo) e per alcuni critici il dipinto è gelido e senza vivacità, superstizioso più che religioso e ritardatario nella sua fede cieca nell'autocrazia, però esso crea un nuovo tipo di immagine eroica di indubbia discendenza barocca e volutamente astratta da ogni compiacimento pittorico, all'evidenza della quale concorrono la negazione di ogni dettaglio non essenziale alla composizione e la grandiosità forzata del primo piano (i soldati e i cannoni sullo sfondo sono rimpiccioliti oltre misura).
Napoleone stesso, venuto a conoscenza della commissione, espresse il desiderio di essere raffigurato calmo e sereno su un focoso cavallo, con la mano protesa in alto ma senza brandire nessun arma "perchè non è quello il modo in cui si conquistano i popoli" (sic!).

Le immagini sottostanti si riferiscono alle successive versioni dell'opera.

1801
260 X 226 cm
Museo di Charlottenburg di Berlino
(GERMANIA)


1802
271 X 232 cm
Museo Nazionale del Castello di Versailles
(FRANCIA)



1803
264 X 232 cm
Museo del Belvedere di Vienna
(AUSTRIA)


dopo il 1804
267 X 223 cm
Museo Nazionale del castello di Versailles
(FRANCIA)


Appena Bonaparte vide l'opera compiuta ne commissionò a David tre repliche.
Quella del 1801 fu destinata al Museo del Louvre, quella del 1802 alla Biblioteca dell'Hotel des Invalides e quella del 1803 al Palazzo della Repubblica Cisalpina di Milano.
La versione post-1804 fu invece dipinta da David per tenerla in mostra nel suo Studio.

Al di là delle diverse tonalità dei cinque dipinti (dovuti anche a un diverso sviluppo fotografico delle immagini), le differenze sostanziali si notano immediatamente sia nel colore del pelame del cavallo che nel colore del mantello di Bonaparte.
Le versioni del 1802 e del 1803 sono quelle più simili fra loro, tanto che si fa fatica a distinguerle e bisogna soffermarsi sulla coda del cavallo per trovare piccole differenze.

Più interessante è invece notare l'evolversi, nelle varie versioni, del volto di Bonaparte che sembra aver seguito l'invecchiamento naturale dello stesso.



Si passa da una prima fattezza quasi adolescenziale a un indurimento dei tratti per poi finire con una fisionomia più morbida e florida che comincia ad assomigliare agli stessi tratti di un'opera (vedi sotto), di cui parleremo nella seconda parte di questo articolo, dipinta nel 1812.






La firma di David sull'imbracatura posta al petto del cavallo



Chiudo questa prima parte dell'articolo ritornando a quella realtà dei fatti che Napoleone seppe sempre piegare ai propri fini propagandistici.
La visione eroica che volle per il dipinto era ben lontana dalla verità storica: in realtà Bonaparte passò le Alpi sulla groppa di un mulo proprietà di un certo Dorsaz che fece anche da guida nei punti più difficili.
Questo episodio fu ripreso molti anni dopo, in maniera realistica e priva di ogni orpello, dal pittore Delaroche in un'opera che non avrebbe mai potuto vedere la luce durante l'epoca Napoleonica.


Hyppolyte (Paul) Delaroche


BONAPARTE FRANCHISSANT LES ALPES
1848
289 X 222 cm
Museo del Louvre di Parigi
(FRANCIA)


FINE PRIMA PARTE

Nota: per visionare direttamente la seconda parte di questo articolo clicca qui.

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