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UNIFORMI
NR.2
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UNIFORMI DELLO SQUADRONE BOLOGNESE
DELLA CAVALLERIA DELLA GUARDIA NAZIONALE
ALL'EPOCA DI VITTORIO EMANUELE II°
di
ERALDO ANTONINI e OTELLO SANGIORGI
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seguito della guerra del 1859 che vedeva contapposti i Franco-Piemontesi agli Austriaci, con la sconfitta di questi ultimi, nei territori affrancati si vollero organizzare sotto un unico ordinamento le milizie cittadine createsi nel frattempo.
Così i patrioti degli ex Ducati di Modena e Parma, delle Romagne, dell'ex Granducato di Toscana, della Lombardia e, l'anno seguente, dell'ex Regno delle Due Sicilie furono inquadrati nella rediviva Guardia Nazionale che, introdotta in Italia inizialmente da Bonaparte, era poi ricomparsa nel 1848.
A Bologna, deposto il Legato Papale, nel Giugno del 1859 si organizzò una Guardia Provvisoria che ebbe breve durata.
Fu sciolta perchè dalle sue ceneri sorgesse la nuova Guardia Nazionale Bolognese.
Il Regio Decreto del 20 Luglio 1859 ne determinò l'istituzione; il regolamento del 25 Luglio ne fissò i compiti e la struttura.
Ordinata su due Legioni, aveva uno Stato Maggiore, una Banda, un Corpo di Tamburini e un Reparto di Artiglieria, dipendeva dall'Amministrazione Municipale e l'arruolamento era su base territoriale (il Comune).
A queste forze si aggiunse uno Squadrone di Cavalleria, debitamente autorizzato dal R.D. del 12 Ottobre 1859 cui seguì il regolamento del 16 Novembre firmato da Luigi Carlo Farini Dittatore delle Province Modenesi e Parmensi, Govenatore delle Romagne.
Potevano accedere al costituendo Squadrone tutti gli iscritti ai ruoli della G.N. Bolognese previa domanda indirizzata al Comando Generale e limitatamente ai posti disponibili.
Gli aspiranti cavalieri però, dovevano sostenere per intero l'onere relativo all'acquisto della prescritta Uniforme, e del cavallo della sua bardatura e mantenimento.
Quindi, di fatto, l'accesso allo Squadrone era circoscritto ai cittadini che godevano di un reddito elevato.
Non a caso, nei ranghi della formazione si ebbero, tra gli altri, i Marchesi Mazzacurati, Conti-Castelli e Rodriguez dè Buoi, i Conti Salina, Zucchini e Turrini oltre a Dottori e possidenti.
Questo fatto, debitamente legato alla bella e sfarzosa Uniforme di prescrizione ed alla suggestiva cavalcatura fecero della Cavalleria G.N. un Reparto elitario e di prestigio avente, più che altro, compiti di rappresentanza.
Dai documenti analizzati, infatti, non risulta che lo Squadrone Bolognese prendesse parte ai servizi di sorveglianza straordinaria nè tantomeno fosse aggregato ai Battaglioni mobili inviati di supporto all'Esercito combattente.
Di stanza, insieme all'Artigliera della G.N., al noto Quartiere dei Servi, il Reparto veniva chiamato alle armi soprattutto in occasione di celebrazioni, ricorrenze e visite Ufficiali.
Il 21 Marzo 1860 Bologna celebrò solennemente l'annessione al costituendo Regno d'Italia.
Nell'affollata Piazza Maggiore, due Battaglioni e un Drappello di Cavalleria della G.N. in gran montura rendevano gli onori alle autorità civili e militari e accorse nella Basilica di San Petronio per il Te Deum propiziatorio.
L'8 Ottobre 1861 fu un Martedì storico per la città felsinea: Vittorio Emanuele II°, partito il giorno prima da Firenze, si fermò a Bologna ove giunse alle 8 del mattino.
Incontrate le autorità locali ed i Principi della Famiglia Reale, in sella ad un destriero si recò ai prati di Caprara dove lo attendevano schierate le formazioni militari: quattro Reggimenti di linea, l'Artiglieria, il Genio, la Cavalleria, i Bersaglieri e la G.N. al completo.
Spiccavano tra tutti i cavalieri e tra questi lo Squadrone G.N. in gran montura.
Vittorio Emanuele, rientrato a Torino, inviò al Comandante la Guardia Nazionale Bolognese, Generale Boldoni, un messaggio in cui lodava la milizia cittadina "pel servizio e pel contegno tenuto".
Nuova Uniforme della Cavalleria G.N. (1861?).
Le figure disegnate a tratto sul lato sinistro e destro rappresentano:
G) pistolone di cavalleria; E) bandoliera; A) nappa; B) cappietto e cifre G.N.; K) cifre reali per la gualdrappa; L) spallini; D) bottoni per giubba e cappotto; C) bottone per manica da giubba.
LE UNIFORMI DELLA CAVALLERIA DELLA GUARDIA NAZIONALE
Uniforme della cavalleria della Guardia Nazionale 1859-1861(?).
La carente documentazione disponibile ha reso difficoltosa ed irta d'incertezza la ricostruzione delle Uniformi in dotazione alla Cavalleria G.N., infatti nei regolamenti generali consultati non si fa mai esplicito riferimento all'Uniforme in questione.
L'unico accenno è stato rinvenuto nel regolamento dello Squadrone Bolognese del 16 Novembre 1859 in cui però non compare la descrizione.
Il reperimento di un figurino acquerello di autore ignoto consente di descrivere quella che abbiamo supposto essere l'Uniforme mod.1859 (non è escluso però che fosse in dotazione sin dal 1848): tunica nera a doppia bottonatura con colletto, paramani e filetti rossi.
Pantaloni grigi con due bande rosse longitudinali.
Cordone alla foraggera rosso e spalline metalliche con frange corte.
Kepy in panno rosso con fregio, coccarda nazionale, nappa e coda di crine.
Bandoliera e cinturino in cuoio bianco.
Guanti bianchi.
Mancando la descrizione ufficiale, si presume che l'Uniforme descritta (che si ispira ampiamente a quella in dotazione alla Cavalleria Piemontese) sia la gran montura.
Il ritrovamento di un'altro figurino d'epoca stampato a Torino e inviato al Comune di Bologna mostra un ulteriore modello di Uniforme per Cavalleria G.N.
Il fatto che la giubba che in esso compare si ispiri esplicitamente a quella in dotazione al Reggimento "Guide" dell'Esercito Sabaudo consente di dire che il figurino in questione rappresenta la nuova Uniforme della Cavalleria G.N. in sostituzione di quella precedentemente descritta.
Risale, infatti, al 23 febbraio 1860 il Decreto che sancisce il passaggio delle "Guide" da Squadrone a Reggimento con adozione di una nuova e caratteristica tenuta.
Quanto alla G.N., è col 27 Gennaio 1861 che viene adottata una nuova Uniforme (L'articolo 2 del decreto 27 gennaio 1861 che istituiva la nuova Uniforme per la G.N., accordava ai Comuni la facoltà di adottare la nuova Uniforme entro il 1° Febbraio 1864.
Di fatto, quindi, venivano concessi tre anni di tempo perchè le varie Guardie Nazionali si adeguassero alle disposizioni impartite.
In questo decreto, però, non compare riferimento alcuno alla Cavalleria della G.N.)
Questa somma di cose, unita ad altri indizi minori, ci porta a classificare provvisoriamente l'Uniforme qui di seguito riportata come Modello 1861: giubba (Dolman) in panno grigio, paramani a punta, gradi come il Reggimento "Guide"; alamari e filettatura rossa, in lana per la truppa ed in seta per gli Ufficiali; colletto blu-scuro, in panno per la truppa ed in velluto per gli Ufficiali; mostre in panno rosso-scarlatto; gli spallini e i cordoni in lana rossa per la truppa ed in filo argentato per gli Ufficiali.
Pantaloni in panno grigio con due bande parallele rosse, larghe ciascuna cm. 4 e distanziate di mm. 2.
Giubba mod. 1861 da truppa della Cavalleria G.N. conservata nel Museo del Risorgimento di Bologna.
Particolare degli ornamenti posteriori della stessa giubba.

Kepy dello Squadrone Cavalleria G.N. di Bologna.
Kepy in panno grigio; nappa e filetti verticali in lana rossa per la truppa e in argento per gli Ufficiali; corona reale, cifra G.N. e cappietto in metallo bianco lucido; coccarda tricolore; pennacchio in crine nero (per il Corpo di Musica il pennacchio è in crine bianco); copertina in tela cerata da usarsi "nei giorni d'intemperia".
Bandoliera e cinturone in cuoio rosso verniciato per la truppa, in tessuto metallico argentato per gli Ufficiali.
Particolare del fregio da kepy dello Squadrone di Cavalleria della G.N. di Bologna.
È probabile che si tratti del fregio adottato nel 1859 e mai sostituito.
In "Piccola Tenuta" gli Ufficiali adottano bandoliera e cinturone in cuoio rosso; truppa e Ufficiali al Kepy sostituiscono il berretto di fatica, pantaloni senza bande e giubba senza ornamenti.
Lo Squadrone Bolognese aveva anche una tenuta in tela (segnalata in un ordine del giorno del 1863) da usarsi "pel governo del cavallo, pel corvè di quartiere e fuori di quartiere".
Pastrano in panno grigio; paramani e mostre blu-scure in panno per la truppa ed in velluto per gli Ufficiali per i quali è pure prevista una pellegrina.
Gualdrappa in panno grigio con guarnizioni larghe cm. 4, scarlatte per la truppa e argentate per gli Ufficiali; cifre reali in lana rossa per la truppa e in filo argento per gli Ufficiali.
Cavallo di altezza compresa tra m. 1,48 e m. 1,60.
Armi: sciabola e pistolone da Cavalleria.
Lo Squadrone G.N. Bolognese aveva in dotazione il pistolone da Cavalleria mod.1860.
Capitano di Cavalleria G.N.
Notare il cappotto e la sciabola prescritte per la Fanteria G.N. ed il berretto di fatica con fregio di Cavalleria.
Questi berretti erano confezionati in panno rosso o nero (è probabile che esistessero versioni in panno grigio).
Quello rappresentato in figura parrebbe rosso.
Questa fotografia è emblematica dell'estrema libertà che gli iscritti alla G.N. si prendevano in tema d'abbigliamento.
Della prescritta tenuta, lo Squadrone Bolognese forte di una trentina di uomini, non adottò mai il kepy grigio ma continuò ad impiegare il precedente kepy rosso.
Si ricorda infatti, che il singolo Comune, per vestire la propria G.N., poteva adottare a proprie spese UniformI non conformi al modello di prescrizione generale.
Le varianti dovevano, però, essere approvate dall'Autorità competente (generalmente il Governatore o l'Intendente).
II Marchese Lodovico Mariscotti Berselli; l'Uniforme che indossa potrebbe essere quella della Legione Bignami del '48-'49 o forse una fuori ordinanza del '59-'67.
Nel '59 fu infatti Ispettore della G.N. Bolognese e nel 1863 passò al comando dello Squadrone di Cavalleria.
La Guardia Nazionale fu sciolta col R.D. 24 Marzo 1867 e con essa fu pure soppresso lo Squadrone Bolognese che ebbe per ultimo Comandante il Marchese Lodovico Mariscotti Berselli.
Questi prese parte attiva alla Prima Guerra d'Indipendenza col grado di Capitano, partecipando tra l'altro alla difesa di Roma del 1849.
Nel 1859 aveva contribuito alla riorganizzazione della G.N. Bolognese; il 27 Aprile 1863 assunse il comando dello Squadrone di Cavalleria G.N. in sostituzione del dimissionario Augusto Mazzacurati.
Dopo essersi dedicato alla politica (fu eletto Consigliere nel 1868) si ritirò a vita privata.
Divenne un personaggio tipico ed inconfondibile nonostante l'età avanzata, per via della figura alta e magra, dei capelli lunghi, del passo svelto, del cappello di "forma speciale" calato sugli occhi, degli abiti attillati ed eleganti.
"Tutto concorreva a fare di lui una silhoutte da antico Ufficiale di Cavalleria" scrisse un giornalista a commento della morte del vecchio Capitano, avvenuta a Bologna nel Febbraio del 1903.
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